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L’america allo sbando per il “ bando”  Trump

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I procuratori generali di 15 stati e della capitale hanno emesso una dichiarazione congiunta con cui condannano come incostituzionale il bando del presidente Donald Trump contro i viaggiatori provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica. Gli attorney general sostengono che la liberta’ religiosa è un principio fondamentale del Paese, auspicando che l’ordine esecutivo sia ritirato e impegnandosi nel frattempo a garantire che il minor numero possibile di persone soffrano per questa situazione. Gli Stati cui appartengono i firmatari sono, oltre a Washington, California, New York, Pennsylvania, Massachusetts, Hawaii, Virginia, Oregon, Connecticut, Vermont, Illinois, New Mexico, Iowa, Maine e Maryland. Il presidente Usa Donald Trump ha ribadito che il suo ordine esecutivo ”non è un bando ai musulmani”, ricordando che ”ci sono altri 40 Paesi nel mondo a maggioranza islamica che non sono interessati dal provvedimento”, e ha ricordato che gli Usa rilasceranno nuovamente i visti dopo aver rivisto e rafforzato il sistema dei controlli, come previsto dalle sue disposizioni. La protesta contro il bando dell’immigrazione raggiunge la Casa Bianca: migliaia di persone si sono radunate davanti alla residenza del presidente per partecipare ad una manifestazione intitolata ‘No Muslim ban’ (no al bando per i musulmani) e promossa sulle reti sociali con il motto “Non staremo in silenzio. Combattiamo”. La folla grida ed esibisce slogan contro il provvedimento di Donald Trump. E una folla enorme si è riunita a Battery Park, la punta sud di Manhattan sulla baia di New York, di fronte alla Statua della libertà. Folla coloratissima e multietnica, con tantissimi bambini. Gli slogan più gettonati sono ‘No Ban No Wall’, ‘Dump Trump’, ‘We are all american’. Sul palco si alternano gli attivisti. Molti gli immigrati. Peter, 25 anni, di origini irlandesi, dice: “Tutti i miei amici sono musulmani”. Joan, 32 anni, ricorda che sua madre è musulmana e suo padre ebreo: “Questa è l’America”. Un appello alla protesta anti-Trump per l’ordine sull’immigrazione e’ stato lanciato dal regista Michael Moore. Moore ha chiamato gli oppositori del presidente a Battery Park, in vista della Statua della Liberta’, il monumento simbolo delle politiche di accoglienza dell’America. Il regista, che ieri aveva chiamato a manifestare all’aeroporto JFK, ha lanciato l’appello di oggi su Twitter con l’hashtag #DumpTrump, caccia Trump. La protesta e’ in programma alle 14 di New York. Intanto il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, si è detto “profondamente preoccupato” per le “restrizioni ingiustificate” adottate dal presidente americano nei confronti dei cittadini di 7 Paesi islamici. Lo scrive l’agenzia egiziana Mena. Misure che, secondo l’organizzazione dei Paesi arabi, potrebbero produrre “effetti negativi”. Gheit si è poi augurato che l’amministrazione Usa torni sui suoi passi. Ma Trump tira dritto, nonostante il caos e le proteste negli Stati Uniti e nel mondo contro il giro di vite sull’immmigrazione del neo-presidente Usa. “Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo – un caos orribile!”, afferma in un tweet