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La pallavolo femminile non è il calcio, giocare a porte chiuse è una follia

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Mentre nel mondo intero ci si interroga sui rischi del coronavirus, in Italia c’è qualcuno che non ha ben compreso l’entità del problema. O fa finta, per ragioni più oscure, di non aver compreso. Cose da pazzi!!! Ma come si fa a dire: le atlete della pallavolo femminile possono scendere in campo, a porte chiuse, a condizione però che non si utilizzino le docce e che i rubinetti dell’acqua restino chiusi. Una concessione, comunque, viene fatta: l’uso dei water è consentito. Non siamo su “Scherzi a Parte”. E’ la triste realtà!!! Le atlete, per decisione dei padroni dello sport, possono entrare ed uscire liberamente dai palazzetti. L’importante è che si allenino e giochino a porte chiuse (sic). E con l’epidemia, che si sta diffondendo a macchia di leopardo in quasi tutte le regioni di Italia, come la mettiamo? Facciamo finta di ignorare il problema? Facciamo finta di non sapere che queste atlete viaggiano a bordo di aerei, treni, pullman, si spostano con taxi o altri mezzi di trasporto pubblico, fanno soste in autogrill ed in altri luoghi particolarmente affollati? Facciamo finta di non sapere che queste atlete hanno famiglia e che, una volta rientrate a casa, dopo allenamenti o partite in regioni della cosiddetta zona rossa, entreranno in contatto con i loro familiari esponendoli a possibili rischi? Facciamo finta che il problema non esista? A chi giova tutto questo? E perché? Ah, saperlo