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Dopo gli anatemi di Papa Francesco,  Il Vaticano pensa alla scomunica per mafiosi e corrotti

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Dopo il lancio di ripetuti anatemi contro corrotti e mafiosi da parte di Papa Francesco nel corso dei suoi anni di Pontificato, il Vaticano sta studiando l’ipotesi di scomunica per corruzione e mafia per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. A tal fine un gruppo di lavoro è impegnato sulla redazione di un apposito decreto ufficiale. È quanto si è appreso dal dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dopo il seminario internazionale sulla corruzione, svoltosi nei giorni scorsi in Vaticano. Al “Dibattito Internazionale sulla Corruzione” hanno partecipato circa 50 magistrati anti mafia ed anti corruzione assieme a vescovi, varie personalità di assieme a vescovi, varie personalità di istituzioni vaticane, di Stati, delle Nazioni Unite, vittime, giornalisti, studiosi ed ambasciatori. Il Gruppo di lavoro, spiega la Santa Sede, “sta provvedendo all’elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative” e tra queste “si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa”. Papa Francesco lo aveva annunciato in occasione della sua visita del 2014 in Calabria: i mafiosi sono fuori dalla Chiesa. Durante la Messa sulla Piana di Sibari era arrivato l’anatema contro la ‘ndrangheta. Un anno dopo a Napoli il Papa aveva lanciato altri anatemi contro camorra, tangenti e lavoro nero. Dopo le affermazioni sempre molto pesanti degli anni passati contro corrotti e mafiosi, come: “La Corruzione spuzza, reagite con fermezza alla camorra” o “ Il denaro della mafia è insanguinato” , oggi per Papa Bergoglio: “La Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo di prima linea”. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, perché come ricorda l’arcivescovo Silvano  Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, “la corruzione è come un tarlo che si infiltra nei processi di sviluppo per i Paesi poveri o nei Paesi ricchi, che rovina le relazioni tra istituzioni e tra persone. Quindi lo sforzo che stiamo facendo è quello di è quello di creare una mentalità, una cultura della giustizia che combatta la corruzione per provvedere al bene comune”.