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Dalla Cina alla Brianza, dietrofront della Candy per la produzione delle lavatrici. Paradosso della globalizzazione?

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Un tempo la proprietà era brianzola e la produzione trasferita in Cina. Adesso che la proprietà è cinese, la produzione ritorna in Brianza. In tempi di globalizzazione succede anche questo.

Haier, colosso asiatico degli elettrodomestici, che un anno e mezzo fa ha comprato per 475 milioni di euro il marchio Candy, riporterà nella fabbrica di Brugherio la produzione di 100mila lavatrici che, allo stato attuale, vengono assemblate in estremo oriente. Percorso inverso rispetto a quanto accaduto a partire dal 2012, quando la Candy, all’epoca dei fatti capitanata dalla famiglia Fumagalli, aveva aperto una fabbrica a Jiangmen e aveva, negli anni successivi, ridotto progressivamente la produzione nella fabbrica italiana.

E se da un lato i sindacati esultano per questa decisione di Haier, dall’altro, legittimamente, viene da chiedersi: dietro questa operazione che cosa si cela? Se la manodopera in Cina è praticamente quasi a costo zero, com’è possibile un ritorno in Italia con il prezzo della manodopera che è praticamente fuori mercato? Ah saperlo…