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Napoli, studenti in piazza con le maschere della “Casa di carta” contro l’aumento delle tasse all’Università

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Manifestazione contro l’aumento delle tasse presso il cortile di Lettere a Porta di Massa a Napoli, a margine del corteo che si avrà il 3 aprile a piazza San Domenico a Napoli. Ad organizzarla sono stati Link e i collettivi universitari che lamentano costi eccessivi dell’università pubblica e in particolare alla Federico II. Niente di eccessivo, se non nel travestimento: volti coperti, a ricordare la celebre serie Tv in onda su Netflix “La Casa di Carta” che sta spopolando tra i giovani. Il senso? Semplice, la ribellione. Il capolavoro spagnolo infatti, narra le vicende di un’astuta banda di criminali, ingegnosi ed innovativi, con immense competenze specifiche, il cui capo si chiama proprio “il Professore”. Sicuramente il giusto modo per attirare l’attenzione.

FOTO LIVE – La pazzia dei tifosi del Napoli, aggrappati al pullman azzurro in viaggio verso Capodichino!

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I tifosi del Napoli si confermano davvero unici. La squadra di Sarri, in partenza da Capodichino alle 17 con una charter verso Torino, ha ricevuto l’abbraccio di più di 2000 tifosi. Trasferta infatti vietata ai residenti in Campania all’Allianz Stadium ed ecco come caricare la rosa di Sarri. Prima un cordolo di cuori azzurri dalla partenza del pullman dallo stadio San Paolo, poi fuori all’aeroporto partenopeo. Cori di sostegno alla conquista del sogno scudetto e persino tre supporter che si sono letteralmente aggrappati al pullman per parlare con i calciatori azzurri. Adesso, manca solo la risposta del campo: i tifosi hanno già vinto.

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Biscione, un po’ di italiano: a pulire i bagni

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Certe volte Berlusconi si arrabbia così tanto perché Di Maio ed i pentastellati lo maltrattano che impazzisce!!! Si è scocciato il Biscione e ha mandato a lavare i cessi i pentastellati che da 5 stelle li ha ridimensionati a 2 stelle. Salvini che è in mezzo a mediare è saltato dalla sedia in quanto non si aspettava che Silvio non prendesse a lavorare la cooperativa 5 stelle per pulire i cessi. Forse Di Maio aveva preso impegno con Mediaset di mettere a lavorare con 300 persone nel settore delle pulizie e Berlusconi gli ha detto prima in privato ed adesso pubblicamente che non li prende a lavorare per pulire i cessi perciò non ci vuole avere a che fare? Vabbè, si può trovare una soluzione diversa…ci pensa Salvini? Ah saperlo…

Mario Landolfi ha preso a schiaffi il giornalista Danilo Lupo

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Brutta cosa di Landolfi. Ex Ministro delle comunicazioni e fuori gioco da tutto non gli scende e prende a schiaffi Danilo Lupo, giornalista di Massimo Giletti. Bruttissima reazione, gli ex alleanzini dopo lo smack di Fini sono tutti cadaveri politici e questa cosa non scende a nessuno e ciò lo dimostra questa reazione squallida.

Nella nuovissima Pegaso Tower del centro direzionale di Napoli la Presentazione del libro di Elio Pariota “Comunicazione 4.0. Percorsi di cittadinanza attiva”

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Il mare in lontananza, il vesuvio e la bellissima Pegaso Tower da fare da palcoscenico alla presentazione del libro “Comunicazione 4.0. Percorsi di cittadinanza attiva”, di Elio Pariota ed edito da Giapeto, che oggi pomeriggio ha dato l’ufficiale inizio alle attività della nuova sede dell’Università Telematica Pegaso al Centro Direzionale di Napoli.  Una torre di 21 piani d cui gli ultimi 8 ospitano tutte le aree dell”Ateneo:dall’orientamento all’area didattica, a quella multimediale al supporto tecnico, la comunicazione e l’area finanziaria. Il volume di Elio Pariota, arricchito dalla prefazione del presidente di Pegaso Danilo Iervolino e dai contributi di Nicola Paparella e Roberto Zarriello, è stato presentato al 14° piano della Torre F2. All’incontro con l’autore, erano presenti Danilo Iervolino, presidente dell’Università Telematica Pegaso; Alessandro Bianchi, rettore dell’Università Telematica Pegaso; Nicola Paparella, preside della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università Telematica Pegaso; Francesco Fimmanò, direttore scientifico dell’Università Telematica Pegaso; Roberto Zarriello, esperto di comunicazione; Rosario Bianco, editore, il Magistrato Stefano Graziano. Una grande folla a sugellare i successi della pegaso e le evoluzioni della comunicazione 4.0.

Due giorni dalla scomparsa di Mimì Pittella: ecco la sua storia tra famiglia, potere e Brigate Rosse

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E’ scomparso due giorni fa nella sua casa di Lauria Domenico Pittella, detto Mimì, all’età di 86 anni.  E’ stato ex senatore del Psi nel collegio senatoriale del Lagonegrese per tre legislature, con le elezioni del 1972, del 1976 e del 1979. E’ il padre di Gianni Pittella, eletto nel centrosinistra al Parlamento il 4 marzo scorso in Campania e con alle spalle una lunga esperienza al Parlamento europeo e di Marcello, che è presidente della giunta regionale della Basilicata. Il 14 febbraio scorso era caduto riportando la frattura di un femore: da allora le sue condizioni, considerata anche l’età, non era più tornate quelle di prima.

La storia di Mimì Pittella è un romanzo lungo 80 anni. Di lui colpisce l’amore per le donne, tante ne sono entrate nella sua vita. Una leggenda narra che il giovane medico non si faceva scappare una sola donzella. E molti paesani nei loro discorsi gli attribuivano molte paternità non riconosciute. Leggende forse. Sta di fatto che Domenica Pittella è stato un personaggio osannato dai lucani. Un potente. Era un chirurgo che riuscì da solo a costruire un impero. Aveva una sua clinica privata a Lauria e forse – dicono – che entrò in politica per difendere e tutelare la sua creatura. Lo scandalo scoppia quando cura nella sua clinica di Lauria, nel 1981, la brigatista Natalia Ligas, che era rimasta ferita ad una gamba. Quest’episodio ferma la carriera politica di Mimì ormai già crepuscolare. Le conseguenze giudiziarie saranno pesantissime.Sarà accusato di associazione sovversiva e partecipazione a banda armata perchè oltre a curare la Ligas mise a disposizione delle Brigate Rosse la sua clinica che nei fatti ne diventò un covo.

La ferita d’arma da fuoco alla coscia della brigatista avvenne a seguito di un conflitto, durante il quale la Ligas aveva attentato alla vita dell’avvocato difensore del terrorista pentito Patrizio Peci. Pittella fu accusato d’aver elaborato con le Br un piano per rapire Ferdinando Schettini, vicepresidente della giunta regionale della Basilicata e suo acerrimo nemico perchè dichiarò guerra proprio alla clinica privata di Pittella negando le autorizzazioni sanitarie che sancirono il declino della struttura. Una storia che esplode in piena campagna elettorale. Siamo all’inizio degli anni Ottanta e c’è l’ascesa di Bettino Craxi alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L’ex senatore Pittella viene arrestato il 4 ottobre e sconta i primi due anni e nove mesi di detenzione tra il proprio domicilio e il carcere di Regina Coeli, dopodiché ottiene la libertà condizionale.

Nel frattempo siamo nel 1984 è espulso dal PSI e la sua casa di cura privata è messa in vendita alla Regione Basilicata. Il processo d’appello, conferma la sentenza di condanna alla pena di dodici anni e un mese di reclusione, di cui quasi tre già scontati e altri due condonati. Ed in attesa della sentenza definitiva della Corte di cassazione e dopo l’espulsione dalla Lega Meridionale, di cui era stato presidente onorario, decide di creare un nuovo movimento; quindi il 7 maggio 1991 costituisce a Roma la Lega Italiana assieme ad altri sodali, tra i quali spicca la figura del capo della loggia massonica P2 Licio Gelli. Successivamente si coalizza con altri movimenti, tra cui il Fronte del Sud e la Lega Nazional Popolare di Stefano Delle Chiaie e Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, e costituisce una lista elettorale chiamata Lega delle Leghe, vicina agli ambienti di destra del Movimento Sociale Italiano, con cui si presenta alle elezioni del 1992: si candida sia al Senato, nel collegio di Lagonegro, sia alla Camera.

Sul suo capo si abbatte come una spada di Damocle la condanna definitiva della Corte di Cassazione e con grande tempismo taglia la corda. Mimì Pittella si rende irreperibile e fugge in Francia. Dopo quasi sei anni di latitanza in territorio francese e in Belgio, decide di costituirsi al carcere di Rebibbia il 28 aprile 1999. Il debito con la giustizia italiana, poi ridotto di un terzo per grazia parziale concessa il 18 novembre 1999 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e già in parte saldato (cinque anni circa), è estinto tramite l’affidamento ai servizi sociali nell’anno 2002. E’ il figlio Gianni Pittella,  il suo erede politico. E proprio Gianni nel corso di un drammatico comizio pronunciato nella roccaforte di Lauria deve dissociarsi pubbicamente da suo padre. E’ il prezzo politico da pagare, un passaggio solo formale, è chiaro ed evidente che Mimì Pittella in Basilicata era un sovrano. Non si muoveva e non si muove foglia se non lo decidono i Pittella, ed  è cosa risaputa.

La politica in casa Pitella è un diritto acquisito, una casata, il familismo, il potere che si tramanda. Lo stesso Gianni Pittella è europarlamentare da ben 18 anni, rieletto col Pd nel 2014 (grazie all’ennesima deroga) ed ha corso per diventare presidente del Parlamento Europeo. Qui la rottamazione non ha mai attecchito. Incrostazioni che si aggiungono ad altre incrostazioni. E’ stato l’ex segretario del Pd Matteo Renzi ad imporlo come candidato al Senato e il 4 marzo è stato eletto in Campania. Gianni Pittella è ora contemporaneamente eurodeputato e senatore. Poi c’è il fratello Marcello, già assessore regionale e vicepresidente nella passata consiliatura regionale con qualche problema giudiziario da risolvere. Mentre un inconcludente commissario regionale – all’epoca Roberto Speranza – si sbraccia o fa finta di farlo per rinnovare la politica lucana, Marcello con un guizzo rovescia il tavolo e si candida a presidente della Regione Basilicata e viene eletto. E in autunno si voterà proprio per le regionali in Basilicata, mentre l’anno dopo, nel 2019, per l’Europarlamento. Pare che Marcello prenderà il posto di Gianni in Europa mentre il figlio di Gianni  che porta il nome del leggendario nonno scomparso oggi, si presenterà alle elezioni in Consiglio regionale.

I Pittella sono una certezza. In Basilicata è bandita la parola nomenklatura è stata sostituita dal termine famiglia. Don Mimì Pittella non si fermava mai. Un vulcano e nonostante l’età era pimpante e pieno di iniziative. Grande lettura delle vicende politiche, un’agenda ancora fitta di numeri e riferimenti. Le sue parole erano ascoltate e riusciva ancora a condizionare con i suoi consigli. La sua ultima fatica con tanto di presentazioni in giro per la Basilicata e non solo è il libro ‘Una vita per il socialismo umanitario’ edito da Koinè Nuove Edizioni, forse il suo testamento politico e umano. Tanti i messaggi e i comunicati per ricordare don Mimì. Colpisce quello di una generosa Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi che ricordando l’ex senatore dice: “Se ne va un uomo delle istituzioni, un medico generoso, una tra le personalità più rilevanti della nostra Regione e della scena politica nazionale”. Ecco, Mimì Pittella forse non era proprio un uomo delle istituzioni.

Torre Annunziata, crollo di Rampa Nunziante: chiuse le indagini per 16 persone ma di chi è veramente la colpa?

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Firefighters work on the site of a collapsed building in Torre Annunziata, Italy July 7, 2017. REUTERS/Stringer NO RESALES NO ARCHIVES.

Verso una svolta il caso riguardante il crollo di rampa Nunziante a Torre Annunziata. E’ stato confermato il cedimento causato dai lavori al secondo piano. La perizia firmata da Nicola Augenti e Andrea Prota ha evidenziato le responsabilità colpose sul secondo piano dell’edificio, crollato all’alba del 7 luglio scorso e che ha portato alla morte otto persone. Tra loro anche Giacomo Cuccurullo, dipendente comunale e architetto, tra i responsabili insieme agli architetti Massimiliano Bonzani ed Aniello Manzo. Insieme all’amministratore del condominio Roberto Cuomo, avrebbero dovuto avvisare i vigili del fuoco per far sgomberare il palazzo dopo le crepe evidenti per la rimozione di alcuni “maschi murari” che avevano indebolito la struttura. Chiuse le indagini anche per il proprietario dell’appartamento Gerardo Velotto e gli altri indagati Massimo Lafranco, Rosanna Vitiello, Ilaria Bonifacio, Emilio e Mario Cirillo. Ma di chi è veramente la colpa? Ah saperlo…

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